Maggio molfettese

 il proverbio del mese recita: 

"Acqua di maggio è come la parola di un saggio". 

11 maggio una ricorrenza da ricordare: 


11 maggio 1560 – La “Médonne du Tremelizze” (Madonna del tremolio)

Nelle prime ore dell’11 maggio 1560, la costa adriatica centrale della Puglia fu scossa da un terremoto importante. I cataloghi sismologici storici dell’INGV collocano l’evento alle 04:40, con epicentro in mare tra Barletta e Bisceglie, intensità massima VIII^ della scala Mercalli. Le cronache e le ricostruzioni storiche riportano danni gravi e vittime soprattutto nell’area tra Barletta e Bisceglie.

A Molfetta, invece, la scossa fu avvertita con chiarezza, ma la città, secondo la memoria religiosa e popolare, non subì danni: i molfettesi, svegliati nel cuore della notte, si affidarono alla Madonna dei Martiri, interpretando lo scampato pericolo come un segno della sua protezione.

Da qui nasce e si tramanda il titolo in dialetto: “Médonne du Tremelizze”, cioè Madonna del terremoto  (del tremolio), un nome che lega in modo immediato l’evento naturale alla risposta spirituale della comunità.

Il voto che diventa pietra: l’edicola in via Madonna dei Martiri

Come spesso accade nella storia delle città , la paura non rimase solo un ricordo ma divenne voto pubblico e poi segno urbano. Per questo venne realizzata un’edicola votiva in via Madonna dei Martiri, punto concreto di “memoria condivisa” tra fede e identità civica.

Secondo le ricostruzioni locali, l’edicola era certamente esistente già prima della fine dell’Ottocento e nel 1957 fu riedificata dall’Amministrazione comunale, proprio per rinnovare e rendere visibile quel legame tra la città e il suo voto:

La lapide (testo)

IN RICORDO DEL MIRACOLO
AVVENUTO LA NOTTE DELL'11-5-1560
PER INTERCESSIONE DELLA VERGINE SS.
LA CIVICA AMMINISTRAZIONE
CONFERMA LA FEDE DEGLI AVI
RIEDIFICA IL SACELLO
ASSECONDANDO IL VOTO POPOLARE
1957

Qui c’è un dettaglio importante,  non parla solo di devozione, ma di continuità pubblica (“la civica amministrazione… conferma la fede degli avi”). In pratica non è solo “è successo”, ma :“noi, come comunità, scegliamo di ricordarlo e di restarne responsabili”. E quel “sacello” (piccolo santuario) diventa un punto fisico dove storia, paura, gratitudine e identità cittadina si incontrano.



17 maggio - L'Ascensione del Signore

L’Ascensione del Signore è una delle grandi solennità del tempo pasquale. La Chiesa ricorda il momento in cui Cristo risorto, quaranta giorni dopo la Pasqua, sale al cielo e affida agli apostoli la missione dell’annuncio del Vangelo. È una festa che non parla di assenza, ma di una presenza nuova: Cristo non è più visibile agli occhi, ma continua ad accompagnare la Chiesa e i credenti nel cammino della storia.

Nel calendario liturgico, l’Ascensione cade tradizionalmente il giovedì della sesta settimana di Pasqua. In Italia, però, la celebrazione è generalmente trasferita alla domenica successiva. Per il 2026, la CEI indica la celebrazione dell’Ascensione del Signore domenica 17 maggio, con colore liturgico bianco.

PASSIONE MOLFETTESE

A Molfetta questa solennità conserva un segno particolarmente suggestivo: la Croce dell’Ascensione, composta con rami, piante orticole, fiori e frutti novelli, collocata presso l’Arco della Terra, antico accesso alla città vecchia. Il gesto richiama l’offerta delle primizie della terra al Signore e la richiesta di benedizione sulla città, sui suoi abitanti e sul lavoro dei campi.

La tradizione vuole che il rito abbia inizio in Cattedrale con la celebrazione della Messa solenne. Successivamente, la croce viene portata processionalmente e innalzata presso l’Arco della Terra, accompagnata dal Capitolo Cattedrale e dai fedeli, tra preghiere, incenso e litanie. È un rito semplice ma denso di significato: unisce la liturgia pasquale, la devozione popolare e l’identità antica della città marinara.


SECOLO ANTONIO
L’Ascensione, dunque, a Molfetta non è soltanto una ricorrenza del calendario cristiano. È una memoria che parla di cielo e di terra: del Cristo che sale al Padre, della città che si affida alla protezione divina, dei frutti nuovi offerti in segno di gratitudine e di una tradizione popolare che continua a raccontare l’anima più autentica della comunità molfettese.









22 maggio 2016: la Pietà di Molfetta a Roma, memoria di un pellegrinaggio storico.




Il 22 maggio 2016 resta una data impressa nella memoria religiosa e civile di Molfetta. In quella domenica, nel cuore dell’Anno Santo straordinario della Misericordia, la Pietà dell’Arciconfraternita della Morte dal Sacco Nero lasciò idealmente il suo spazio abituale, quello delle vie cittadine del Sabato Santo, per attraversare alcune delle strade più solenni di Roma e giungere fino a Piazza San Pietro. Non fu una semplice trasferta devozionale, ma un pellegrinaggio corale, nel quale fede, arte, tradizione e identità cittadina si raccolsero intorno a uno dei simulacri più cari alla pietà popolare molfettese.

L’evento si collocava nel Giubileo Straordinario della Misericordia, indetto da Papa Francesco e celebrato dall’8 dicembre 2015 al 20 novembre 2016. In questo contesto, il pellegrinaggio della Pietà assunse un significato particolare: non soltanto la presenza di una tradizione locale nel cuore della cristianità, ma anche il cammino penitenziale di una comunità che portava con sé la propria storia, i propri riti e la propria devozione mariana.

Il simulacro giunse a Roma sabato 21 maggio, con sistemazione presso la Basilica di San Giovanni dei Fiorentini. Il giorno seguente, domenica 22 maggio, dopo la celebrazione eucaristica delle ore 8 presieduta da Mons. Paul Richard Gallagher, allora Segretario della Santa Sede per i Rapporti con gli Stati, ebbe inizio la Processione penitenziale. Il percorso si sviluppò dalla Basilica di San Giovanni dei Fiorentini verso Piazza San Pietro, passando per luoghi di forte valore simbolico e scenografico: Ponte Sant’Angelo, Castel Sant’Angelo e Via della Conciliazione.

La Processione riproponeva, per quanto possibile, la struttura propria del Sabato Santo molfettese: la bassa musica, lo stendardo, la Croce, i confratelli in abito di rito, il simulacro della Pietà portato a spalla, il baldacchino, l’amministrazione del sodalizio e la banda “Francesco Peruzzi - Città di Molfetta”, chiamata ad accompagnare il cammino con le marce funebri della tradizione. Il portale Vaticano.com, pur precisandosi come portale indipendente di turismo religioso, riportò il programma dell’evento e indicò anche il passaggio della Processione attraverso la Porta Santa, compreso il Sacro Simulacro.

Il momento centrale della giornata fu la presenza in Piazza San Pietro per l’Angelus di Papa Francesco. La Santa Sede, nel testo ufficiale dell’Angelus del 22 maggio 2016, documenta il saluto del Pontefice alle “Confraternite di Cagliari e di Molfetta”, confermando così la presenza della rappresentanza molfettese in quella celebrazione pubblica. 

L’immagine della Pietà davanti alla Basilica Vaticana, con Roma sullo sfondo, divenne subito una delle fotografie simbolo di quella giornata.

La forza di quell’evento non risiedeva soltanto nella cornice romana, pur straordinaria, ma nel significato profondo del gesto. La Pietà, nel rito molfettese, non è soltanto un’opera d’arte o un’immagine processionale: è un segno di dolore composto, di fede popolare, di memoria comunitaria. Portarla a Roma significò consegnare per un giorno alla Chiesa universale un frammento autentico della spiritualità molfettese, fatta di silenzio, passo lento, musica funebre, abito confraternale e devozione tramandata.

La data del 22 maggio 2016, per questo, non può essere ricordata come una semplice ricorrenza celebrativa. Essa rappresenta una pagina di storia confraternale e cittadina, nella quale Molfetta seppe riconoscersi unita attorno alla propria Pietà. In quel cammino verso San Pietro, il rito del Sabato Santo uscì dai confini locali senza perdere la propria misura: rimase sobrio, penitenziale, profondamente molfettese.

A distanza di anni, quella giornata continua a parlare non solo a chi vi partecipò, ma anche a chi ne custodisce il racconto attraverso fotografie, testimonianze e memoria familiare. La Pietà a Roma fu il segno di una comunità che, portando sulle spalle il proprio simulacro tanto amato, portò con sé anche la propria storia, la propria fede e il proprio modo discreto di stare davanti al mistero del dolore e della speranza.



✍️ Passione MolfetteseAntonio Secolo
Immagini a cura di Antonio Secolo

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